Il Maestro Giuseppe Giosuè in una tecnica dcon il bastone singoli (olisi)Arnis, Kali Escrima, sono questi i termini con i quali solitamente si identifica il patrimonio marziale delle Isole Filippine: secondo alcuni è la contrazione di due termini KAmot (corpo) LIhook (movimento); secondo altri indicava un particolare tipo di lama, Kalis o Keris o Kriss; oppure potrebbe testimoniare un qualche coinvolgimento col culto della Dea Kali, come molti sostengono. Dal XVI - XVII secolo in poi l'arte marziale fu anche chiamata Escrima, Arnis de mano o Arnis, a testimonianza di come la colonizzazione spagnola avesse influito sulle popolazioni autoctone. Se le origini e il nome sono oscure e confuse, il programma tecnico è alquanto sfuocato; il Kali, infatti, non è mai stato codificato in stili, ma praticato con caratteri propri in ogni isola o villaggio. Secondo la tradizione, prima della colonizzazione ispanica il Kali veniva insegnato in scuole dette bothoan, e ogni regione aveva il suo metodo particolare; dopo il XVI secolo gli invasori, riconoscendo in esso un pericoloso strumento di offesa e un mezzo di identità culturale, lo vietarono costringendo i filippini a celarne i movimenti in danze sacre e folcloristiche cambiando così il sistema di insegnamento. Solo agli inizi del XX secolo il Kali riemerse dalla clandestinità, furono fondate numerose scuole ed associazioni e venne divulgato alle masse, anche fuori dai confini del Paese di origine. Pur avendo in comune un vasto repertorio tecnico e un insieme di principi teorici, ogni metodo tende ad enfatizzare un aspetto anziché un altro. In linea di massima possiamo affermare, comunque, che il Kali si struttura in dIl Maestro Giuseppe Giosuè e l'Istruttore Daniele Montenovo mostrano una possibile difesa a mani nude su attacco di bastoneue branche: a mani nude e con le armi; la prima è suddivisa in quattro aree, di cui la prima si riferisce al settore dei calci (Sikaran), la seconda a quello dei pugni (Panantukan), la terza a quello del "Trapping" (Hubud Lubud) e la quarta a quello della lotta (Dumog). Il repertorio delle armi è vastissimo: bastoncino di 20 cm (tabak maliit), bastone corto 70 cm (olisi), doppio bastone corto (doppio olisi o sinawali), bastone lungo (sibat), lancia (bangkaw), flagello (olisi tuyok o tabak toyouk), una gran quantità di armi da taglio lunghe e corte (Kriss, Barong, Kampilan, Bolo, Golok, Pinunte, balisong, ecc.) e la tecnica della "Espada y daga", mutuata dal particolare metodo di combattimento spagnolo con una spada impugnata con la mano destra e una daga con la sinistra. Tra gli aspetti teorici più interessanti del Kali ci sono i concetti di intercambiabilità dell'arma e la trasferibilità dei principi: con il primo si intende l'apprendimento di una metodologia nel maneggiare le armi che può essere poi applicata a qualsiasi strumento, sia esso un bastone, una spada, un pugnale o semplicemente le mani nude; con il secondo si evidenzia che è più funzionale avere un'unica soluzione per diversi problemi, piuttosto che trovare una risposta specifica ad ogni singolo caso.